Memore - anno 3 - numero 3
Dopo mesi e mesi di preparativi, eccoci alla vigilia dei campionati del mondo di ciclismo su strada che Mendrisio ospita per la seconda volta, dopo l'edizione del 1971.
Lo spiegamento di forze e di mezzi che l'Associazione Mendrisio 09, appositamente costituitasi, ha messo in campo, non trova paragone nell'evento di quasi quarant'anni or sono. Altri sono gli interessi economici in gioco, l'impatto mediatico e pubblicitario, la tecnologia impiegata, altre le esigenze legate alla sicurezza, alla mobilità e al traffico per l'affluenza di pubblico. Il Ticino ha avuto modo più volte di mostrare le sue capacità organizzative per eventi di portata mondiale e, in tale ambito, il ruolo svolto dai comuni ospiti è fondamentale. Anche la città di Mendrisio si è quindi attivata in questo processo di preparazione e mansioni straordinarie sono state aggiunte ai consueti compiti di quasi tutti i servizi.
Nonostante l'inevitabile complicarsi dello scenario organizzativo, una cosa sembra invece rimanere immutata nel tempo: l'entusiasmo che anima il pubblico nei confronti del ciclismo.
Lo sport porta con sé implicazioni che trascendono la pura attività fisica. È un linguaggio universale che permea fortemente la quotidianità. Oscillando tra business e pulsioni viscerali, tra ingaggi da capogiro e passione irrefrenabile, lo sport muove le masse come pochi fenomeni sanno fare. Le dimensioni mondiali degli eventi sportivi e gli interessi economici che li sorreggono pretendono una spettacolarità delle prestazioni all'altezza delle aspettative. Chiamato a migliorare sempre più i propri risultati, l'atleta è a volte disposto a sottoporsi a pratiche dopanti pur di superare le sue naturali potenzialità psicofisiche, scadendo nella cultura negativa dell'eccesso, del «campionismo» a tutti i costi, intaccando il significato autentico dell'attività sportiva. Ma per fortuna la realtà ci regala anche momenti di onestà e di sana competizione.
Eppure la cura del corpo s'accompagna all'educazione dell'anima e alla moralità fin dagli albori delle società. La grande mostra in corso al Museo d'arte, che trasporta il visitatore alle origini della cultura occidentale, mette in evidenza quest'intima relazione tra corpo e spirito. L'atleta dell'antica Grecia non può scindere l'allenamento fisico da quello della mente, facendo dell'attività agonistica una condotta di vita, nel tentativo di pareggiare un modello ideale. Il corpo (entità anatomica) e la ragione (che comprende razionalità e ragionevolezza) sono uniti in misura necessariamente bella, buona e giusta.
Ma volendo recuperare un'ipotetica «unità» più originaria, dobbiamo risalire alle società primitive, per le quali la vita stessa s'intesse in una rete di scambi simbolici, dove i significati non sono univoci e fissati per convenzione, ma fluttuano. Le cose non sono separate tra loro, rinchiuse in categorie che si escludono a vicenda o identificate in base a criteri di valore. Nulla è spezzato, ma tutto è ambivalente, reversibile, riunito dentro un atto di scambio sociale in una visione dinamica e universale, cosmica. Ecco che allora l'atleta non «ha» un corpo da plasmare o costruire in vista di una prestazione, ma «è» un corpo che si esprime mediante la funzione del momento. Se corre è gamba, se guarda è occhio, se tocca è mano. L'atleta, l'uomo è tale solamente per la possibilità vivifica che è in lui. Il corpo è invece un aggregato anatomico e la mano è solamente un arto quando la vita non vi scorre più.
Però anche noi, oggi, possiamo intuire il senso di totalità e di armonia quando ammiriamo il campione sportivo che, con un'incredibile «naturalezza», esprime il suo gesto. Il calciatore che dribbla è gamba, piede, è palla, prato, stadio, è boato; il ciclista in volata è pedale, ruota, strada, è fatica, vittoria, applausi, è campionato. L'ordinario incontra lo straordinario, la quotidianità sconfina nella magia del nostro essere, oggi come sempre.
Le origini, i trascorsi riaffiorano. Le testimonianze, la storia, l'archeologia ci aiutano a ricomporre il fluire della vita legata allo spazio-tempo. La meraviglia di fronte ai continui ritrovamenti sulla collina di Tremona, le curiosità che trapelano dai documenti storici raccolti a Casa Croci attorno alla bicicletta, i busti acefali dell'antica Grecia esposti al museo o l'attualità dell'agonismo fanno sorgere spontanea una domanda: che il connubio tra archeologia e sport sia una chiave privilegiata di lettura per il...passato che non passa?

