Memore - anno 4 - numero 1

Data pubblicazione: 
12/03/2010

Copertina Memore 1 2010

Dentro ai luoghi

Tra gli anni Ottanta e Novanta, l'antropologo Marc Augé chiamava «nonluoghi» quegli spazi costruiti per un fine specifico, ma che non sono identitari, relazionali e storici. Intendeva quei luoghi strutturati attorno allo standard, simili a se stessi in tutto il mondo, che accolgono una moltitudine di individualità e di differenze culturali massificate, senza che queste entrino in relazione. Sono i grandi luoghi di transito, che nessuno abita, come gli aeroporti, le moderne stazioni, i centri commerciali, dove percorsi, disposizione degli oggetti, segnaletica, regole, illuminazione, servizi sono calcolati meticolosamente per l'uomo generico che è esclusivamente utente, cliente, fruitore. L'uniformità non va tuttavia demonizzata. Per lo più è vissuta con valenza positiva perché, attraverso gli standard, è possibile orientarsi evitando lo smarrimento e percepire un alto grado di sicurezza ovunque ci si trovi. Oggi, l'influenza della globalizzazione sugli stili di vita si è tradotta in un modo diverso di vivere questi luoghi e alcuni di essi, sovraccaricati di stimoli emotivi, con i loro ristoranti e negozi, dimostrano ormai pari attrattiva di alcuni monumenti storici. Senza citare il più grande shopping center degli Stati Uniti, che attrae quaranta milioni di visitatori l'anno, ma rimanendo entro i nostri confini, basta osservare come uno dei centri commerciali della zona di San Martino sia meta di turisti provenienti dall'Asia, ma anche di semplici uscite domenicali, non per forza legate agli acquisti.

   La riflessione sui nonluoghi è sfociata nella coniazione di un altro neologismo: il «superluogo». L'architetto Mario Paris lo definisce come spazio emergente polifunzionale, vissuto sulle ventiquattr'ore, che si lega alle condizioni peculiari di un contesto, sfruttando flussi locali e sovralocali. Sono presenze puntuali e ripetute che entrano in sinergia con il territorio e si pongono come nodi delle attività quotidiane, esercitando un alto grado d'influenza. Stadi, parchi tematici, centri benessere, ma anche aeroporti, stazioni, edifici per uffici che raccolgono funzioni di carattere terziario, ludico e d'intrattenimento. Ci muoviamo nello spazio e nel tempo alla ricerca delle opportunità che l'ambiente offre. Sembrerebbe quindi che il trascorrere del tempo e il contesto vadano appropriandosi dello spazio e dei nonluoghi, caricandoli di familiarità e riabilitandoli a luoghi da vivere, dove intrattenere relazioni, incontri, magari fugaci, ma pur sempre in sintonia con la vita contemporanea. Il concetto di luogo si rivela mutevole: lo stesso posto può essere diverso a seconda di come è percepito.

  E l'ospedale che luogo è? Nonluogo o superluogo? La sua attività continuata di giorno e di notte, la localizzazione ragionata nel territorio secondo bacini d'utenza, la condivisione della filosofia con altri centri ospedalieri facenti capo a un unico ente, lo rendono una presenza forte in una geografia che oltrepassa i confini politici. Luogo artificioso di concentrazione di saperi, di pratiche e di umanità. Luogo della tecnologia, «multisito», luogo polivalente. Abitato ma non abitabile, prevalentemente di passaggio, ma anche di relazione, di linguaggi che interagiscono nell'esperienza quotidiana del curare e dell'essere curati. A prescindere da una definizione concettuale del luogo, l'ospedale è ciò che scaturisce dai racconti incarnati di chi l'ha vissuto o lo vive in prima persona, dentro al quale c'è stato o ci lavora. Luogo dove la vita può essere condensata, sospesa, accelerata o rallentata, a volte spezzata. Tra gli estremi della nascita e della morte, confluiscono le infinite sfumature della malattia, dell'infortunio e della guarigione, con il loro bagaglio di speranze, di drammi personali e familiari, di sconfitte e di vittorie.

  Memore, con il suo dossier, sottolinea l'occasione di festa e di riflessione storica offerta dalla ricorrenza del 150° di fondazione dell'Ospedale della Beata Vergine di Mendrisio, nato grazie alla lungimiranza del conte Turconi. La prima sede ospedaliera, oggi adibita agli atelier dell'Accademia di architettura, con il suo colonnato d'entrata a guisa di tempio, rievoca le arcaiche pratiche medico magiche svolte nei templi dell'antico Egitto e di Babilonia, ma nel contempo è espressione dell'ospedale moderno e dell'affermarsi del sapere scientifico.

  La città di Mendrisio, con il suo aggregato di luoghi, continua il suo percorso verso l'unificazione dell'alto Mendrisiotto. I lavori in vista della seconda tappa aggregativa del 2012 si stanno intensificando. Gli incontri bilaterali e le giornate di studio organizzati con i comuni che hanno aderito alla seconda fase del progetto d'aggregazione evidenziano la necessità di ridisegnare il territorio della città diffusa. I valori di fondo della Mendrisio che cresce abbracciano le particolarità locali, facendole coesistere in un progetto di sviluppo ambizioso, ma possibile. L'inclinazione umana alla progettualità fa della città, con la sua vita che scorre dentro ai luoghi, ai nonluoghi e ai superluoghi, lo spazio di continui ripensamenti. 

Il municipio