Memore - anno 4 - numero 2

Data pubblicazione: 
14/06/2010

MemoreRivisitiamo i templi del sapere

 « [...] Io gli studi leggiadri / talor lasciando e le sudate carte, / ove il tempo mio primo / e di me si spendea la miglior parte, / d'in su i veroni del paterno ostello / porgea gli orecchi al suon della tua voce, / ed alla man veloce / che percorrea la faticosa tela [...]».

Cantando la lode «A Silvia», Giacomo Leopardi confessava di avere trascorso la sua gioventù in biblioteca, immerso nello studio sui volumi. Uno studio da lui definito «matto e disperatissimo» che ne fece, suo malgrado, uno dei massimi poeti italiani dell'Ottocento. Prospettive giovanili oggi lontane anni luce che non sarebbero più rintracciabili e rievocabili se non vi fossero le biblioteche a conservare e a restituirci una storia e un sapere accumulati per millenni. 

Documentata fin dal 600 a.C nella città di Ninive sulle rive del Tigri e nell'antica Grecia, la biblioteca percorre la storia. Fin da subito si capì l'importanza di riunire gli scritti per preservarne i contenuti. Tuttavia non ancora come patrimonio da restituire alla collettività, ma accumulo di prestigio personale. È sintomatico rievocare l'incendio del 47 a.C che subirono i settecentomila volumi della biblioteca di Alessandria d'Egitto, la più celebre dell'antichità. Per consolare la regina Cleopatra della grave perdita, fu fatta distruggere anche la rivale biblioteca greca di Pergamo che vantava duecentomila volumi. Un gesto, diremmo oggi, sconsiderato e irreparabile. Dopo la crisi che seguì la caduta dell'impero romano, la rinascita carolingia diede nuova linfa alle raccolte librarie, soprattutto grazie al lavoro di copiatura dei manoscritti da parte dei monaci benedettini, che permise di trasmettere le opere antiche, altrimenti destinate all'oblio. La costituzione delle scuole e le prime università del XII secolo crearono le biblioteche di studio che divennero veri e propri templi del sapere a cui attingere. Ma i maggiori impulsi furono dati dall'avvento dello spirito umanistico che concorse a laicizzare le biblioteche e ad aprirle a pubblici più vasti. Inoltre, l'invenzione della stampa di Gutenberg, nel XV secolo, moltiplicò il numero di volumi in circolazione e ne velocizzò enormemente la diffusione. Attraverso i libri circolavano anche nuove idee, alimentando rivoluzioni e libertà d'espressione. Nelle dimore era presente la stanza della biblioteca, la cui vastità lasciava intendere l'erudizione e gli interessi dei padroni di casa, mentre nei salotti ottocenteschi si celebrava la condivisione delle conoscenze. L'epoca moderna salutò le prime case editrici che accelerarono la circolazione dei volumi, alimentando anche le biblioteche europee. Ecco perché il Leopardi, solitario e infelice rampollo di nobile famiglia, trovò istruzione ed evasione nella grande biblioteca, frutto dei molteplici interessi paterni.

E mentre a Recanati egli si chinava sulle «sudate carte», nel cuore della rurale Mendrisio le operaie sudavano tra i vapori dei forni della filanda Torriani-Bolzani. Non immaginavano che un giorno, in questo luogo di lavoro e di fatiche si sarebbe potuto accedere ad altri saperi. È infatti nello stabile Filanda che la città intende insediare la biblioteca regionale e farne un centro culturale, quasi a tracciare una simbolica continuità, facendo scorrere il filo del discorso dall'arcolaio al libro.

La nascita delle grandi biblioteche pubbliche è un fenomeno relativamente recente. Risalgono per lo più al XIX secolo, anche grazie al trasferimento di molte collezioni private nelle strutture pubbliche. La gestione della biblioteca divenne una vera scienza e il Novecento introdusse la classificazione delle opere, la formazione professionale dei bibliotecari e la collaborazione tra le biblioteche. Dagli anni Ottanta, l'utilizzo del computer permise di riorganizzare i servizi con l'informatizzazione dei cataloghi, la gestione del prestito fino ai siti web di alta qualità odierni e alla biblioteca digitale. Gli stimoli della contemporaneità e la facilità con cui l'informatica rende reperibile in rete anche la cultura hanno forse sminuito l'importanza della biblioteca come luogo fisico di riferimento. Da qui gli sforzi per attualizzarla attraverso la diversificazione delle attività al suo interno, con mostre, incontri, letture e conferenze. E le sue rivisitazioni continuano.

Mendrisio sposa la formula della mediateca, la tendenza degli ultimi anni che va conciliando il libro con altri media e ne «democratizza» ancor più l'accesso, rendendola interessante a un vasto pubblico. Ripensando la biblioteca regionale, la città spera di dare nuova linfa sia alla biblioteca sia al centro urbano. Dalla Filanda al Museo, da Piazza del Ponte a Piazzale alla Valle, dall'Accademia di architettura al centro giovanile, la città va dipanando l'antico filo del baco da seta per intessere una mappa socioculturale da condividere e irradiare nel territorio. Un territorio messo in connessione più facilmente anche da una riorganizzazione del trasporto pubblico e che continua a ridisegnarsi attraverso la seconda tappa aggregativa, con l'obiettivo di riunire l'alto Mendrisiotto entro il prossimo biennio.

Il municipio