Memore - anno 4 - numero 4
Muri da abbattere
Muri da costruire
Barriera culturale, ostacolo insormontabile, impedimento inflessibile oppure costruzione rassicurante, protettiva e difensiva? Nella metafora del muro coesistono diverse immagini. Il muro è l'ostacolo con il quale prima o poi occorre fare i conti. Cozzare contro un muro, essere al muro, trovarsi faccia al muro o parlare al muro non concedono via d'uscita. Erigere un muro di ghiaccio o un muro d'odio è socialmente deplorevole. Non mancano però immagini salvifiche del muro, che offrono sicurezza, opportunità e vita.
Il progetto aggregativo cui partecipano i comuni della tappa 2012 esorta a oltrepassare il proprio muro di cinta, per fare parte di un territorio più ampio e già di fatto condiviso. Gli studi aggregativi hanno voluto dilatare gli orizzonti e anticipare visioni future affinché oltrepassare oggi i muri di cinta comunali significhi semplicemente ritrovarsi a casa, ancora e sempre tra mura domestiche. Scuotiamo, smantelliamo e facciamo cadere questi muri locali per guardare oltre, almeno un poco più lontano, verso un altrove ancora prossimo. Apriamo e apriamoci a nuove prospettive per vedere e godere lo splendido panorama che ci attornia. L'alto Mendrisiotto ha un potenziale da valorizzare, per esempio attraverso un rilancio turistico coordinato. La vivacità sociale e culturale incentivata dalle associazioni è un presupposto prezioso per affermare l'appartenenza a un agglomerato urbano. Il desiderio di ridisegnare i confini politici della regione è l'occasione per gettare solide fondamenta sulle quali edificare la nuova città, per ricucire gli strappi di un territorio frammentato, ma intessuto di storia e cultura comuni. Tolti i muri d'intralcio, la nuova città potrà edificare la soglia delle condivise e pari opportunità.
Costruzione possente e massiccia, il muro ha difeso popolazioni e città, mettendo alla prova l'ingegno umano sia per costruirlo sia per espugnarlo. Il muro protegge, salva, sostiene, parla, dà anche vita. Merita la sua rivalutazione quale limite virtuoso, che stimola immaginazione, intraprendenza e ricerca di possibilità. Occorre anche il muro cui aggrapparsi, presso cui scaldarsi, contro cui piangere o pregare, il muro da abitare. Alcuni muri vanno insomma ricostruiti, pietra su pietra, con pazienza e perseveranza, ricomponendo i cocci di una distruzione. Oppure costruiti con slancio ed entusiasmo per coronare sogni, cercare comfort.
La città di Mendrisio ha individuato antichi muri da ricostruire e comincia da Salorino. Con la tecnica delle pietre posate a secco, il recupero di un muro garantirà il sostegno del terreno, la delimitazione del bosco e la sicurezza della strada agricola. A Cragno si riabilitano i muri dei caselli a ricordare le tradizioni perdute della conservazione del latte. La città sta dando concretezza ai progetti definiti nelle linee strategiche, anticipando alcune realizzazioni come la nuova linea urbana del trasporto pubblico. Un servizio capillare che parte da Rancate per raggiungere il cuore del borgo.
Dal muro merlato alla muraglia cinese, dal muro di Berlino al muro del pianto, dal muro mentale al muro dell'orto, ognuno vive e convive con i propri muri, chiedendosi ogni giorno se abbatterli, sopportarli, mantenerli o costruirli. Decisioni certamente non facili, ma intriganti, doverose, stimolanti. Occorre quanto meno evitare l'abbaglio di potere «meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d'orto» allorquando giunge l'ora di «sentire con triste meraviglia / com'è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia» (Montale).

