Chiesa di San Giovanni Battista

Chiesa di San Giovanni Battista

mendrisio-monumentiBreve Storia

La costruzione venne iniziata nel 1721, su progetto dell'architetto e stuccatore Giovan Pietro Magni di Castel San Pietro, che morì prima di vederla conclusa. Tutta la comunità si impegnò a edificare la chiesa, raccogliendo fondi necessari e lavorando anche di domenica, con il consenso del vescovo di Como. Perciò, come ha scritto finemente Giuseppe Martinola, la chiesa è "la compendiosa immagine della virtù nell'arte della gente del luogo, la più mendrisiense delle chiese del distretto".

Interno

La chiesa ha riacquistato il suo antico splendore grazie agli ottimi restauri, diretti dall'architetto Lino Caldelari, affidati a Silvano Gilardi e condotti nel 1994 con il concorso finanziario del Comune e di molti privati.
La chiesa è ricca di bellissimi stucchi, eseguiti nelgi anni 1724-27 da un numeroso gruppo di artisti del Mendrisiotto. I più validi sono quelli che incorniciano gli ovati sovrastanti le quattro porte della navata. Ne è autore il mendrisiense Antonio Catenazzi che ha creato figure mosse di putti, cogliendoli in svariate posizioni rese con fresca naturalezza e sapienza anatomica; attorno a loro è tutto un fasto di fregi, ghirlande, volute e cartigli. Il risultato è una viva animazione, incrementata, come ha osservato Giuseppe Martinola, "da effetti chiaroscurali ancora di influenza seicentesca". Gli stucchi ornanti la specchiatura della navata, di fronte al pulpito, sono stati eseguiti da Giovan Battista Brenni di Salorino. Se lo stile del Catenazzi è plastico, il Brenni è più pittorico e si esprime con un linguaggio leggero ormai pienamente rococò.
Nella volta della navata e nel coro, distribuiti in quattro medaglie, ci sono gli affreschi dipinti nel 1774 da Giovan Battista Bagutti (1742-1823), con la collaborazion di Giovan Battista Brenni di Salorino per la finta architettura. Partendo dal portale di ingresso si trovano: La gloria della Madonna con Santi, Il trionfo di San Giovanni Battista, L'adorazione dell'Agnus Dei e Il cuore trafitto dalle sette spade. Nella prima medalgia, Santi dell'Ordine dei Serviti, insieme con la Beata Giuliana Falconieri, glorificano la Vergine; nella seconda San Giovanni Battista sale in cielo dove lo accolgono Cristo e Dio Padre; nella terza Zaccaria e Davide, con la corona in capo e il turibolo dell'incenso in mano, onorano l'agnello (simbolo di Cristo) posato sul libro dei sette sigilli; la medaglia del coro raffigura un angelo e un putto che levano in alto il cuore della Vergine trafitto dalle sette spade, con il giglio dell'ordine dei Serviti.
Sul finire del Seicento e poi nel nuovo secolo si impone la pittura illusionistica che sulle volte delle chiese evoca, grazie alle abili prospettive, la spazialità ampia dei cieli. A questo genere pittorico si ispirano anche gli affreschi di Bagutti. Il senso di vastità degli spazi che si dilatano è creato da abili scorsi architettonici, dall'accentuata verticalità della composizione, dall'animazione scenica nonché dalla sapiente variazione dei timbri cromatici che, densi in primo piano, si fanno chiari e trasparenti nei cieli, in cui pare vibrare tutta la beatitudine del Paradiso.
Opere d'arte di pregio sono presenti in alcune cappelle laterali. Nella prima a sinistra la pala d'altare rappresenta la Madonna con il Bambino che appare a San Rocco (a sinistra) e a San Sebastiano (a destra). La pala è stata dipinta nel 1668 da Francesco Innocenzo Torriani (1649-1700), appena diciannovenne, ma pittore promettente. Lo ha però aiutato il padre Francesco, al quale si devono i dettagli più riusciti: il panno, d'un bianco squillante, che spicca sul bordone di San Rocco e il cagnolino, felice nei suoi impasti grigi e bruni. Già tipici dei modi del giovane Torriani sono l'eloquenza dei gesti e il taglio chiaroscurale.
Il secondo altare di sinistra presenta una pala di ignoto settecentesco raffigurante la Madonna che consegna l'abito ai sette Fondatori. Con questo nome si designano i sette aristocratici fiorentini che, su ordine della Madonna apparsa loro il 15 agosto 1233, abbandonarono la vita agiata per fondare l'ordine dei Serviti, con l'intento di incoraggiare la devozione per i sette dolori di Maria.
Nel presbiterio va ammirato l'organo, già menzionato dai documenti nel 1641, ma molto più antico perchè apparteneva alla vecchia chiesa cinquecentesca. Più tardo (del 1730-40) è il frontale; bello anche il frontone curvilineo spezzato che porta in chiave lo stemma dei Serviti e ai lati putti musicanti.
Nel coro sono da ammirare gli stalli di noce settecenteschi, i cui alti schienali sono ornati con il motivo dell'ottagono mistilineo, semplice ed elegante al tempo stesso. Il coro contiene anche in una nicchia l'effigie della Madonna Addolorata, portata nella processione del Venerdì santo a partire dal quarto decennio del Settecento. La Vergine "si presenta in una posa rigida e ieratica con le mani parallele protese in avanti sui fianchi; come in altri casi queste sono poco belle e danneggiate dall'uso: una stringe il fazzoletto e l'altra tiene lo scapolare" (Anastasia Gilardi).