Chiesa di Santa Maria
Breve storia
Questa chiesa era originariamente romanica, ma dell'antica struttura, dopo i vistosi rimaneggiamenti del Cinque e Seicento, restano solo il campanile e alcuni archetti pensili isolati nel corpo della costruzione.
In origine la chiesa era un antico priorato benedettino, appartenente al monastero di San Pietro di Lodi, poi nel 1518 passò alla famiglia Somazzi. Negli anni successivi l'opera del tempo, aggravata dall'incuria degli uomini, provocò un tale degrado che la chiesa nel 1578 apparve al visitatore apostolico Monsignor Bonomi "più tosto taverna et quasi stalla che casa di Dio". Nel 1587 i Somazzi cedettero la chiesa alla neocostituita Confraternita del Santissimo Sacramento, che all'inizio del Seicento ridiede dignità all'edificio con riattazioni e ampliamenti.
Esterno
L'unica navata è coperta da una volta a botte affrescata con figure di angeli dal pittore milanese Angelo Sala, esule a Mendrisio nel 1848.
Notevole artisticamente è la cappella di San Carlo che fu eretta nel 1656. La sua cupola ha una pianta ellittica (anziché circolare) ed è ornata con preziosi stucchi, in cui si dispiega tutta l'opulenza cara allo stile barocco, con i motivi tipici delle conchiglie, delle cornucopie e della frutta. Sopra il frontone dell'austero altare spicca con enfasi lo stemma della nobile famiglia Torriani, che ebbe lo juspatronato della cappella; nella nicchia una bella statua di Agostino Silva (1620-1706) raffigura San Carlo Borromeo che incede solennemente vestito di paramenti pontificali e al medesimo Santo sono dedicate le scene affrescate da Giovan Battista Bagutti nei lunettoni. La cappella di San Carlo ospita anche la Madonna del pianto: "l'espressione è caratterizzata dalle dure pieghe ai lati del volto: un'evidente e realistica smorfia di dolore che accentua la tensione drammatica dell'opera" (Anastasia Gilardi).
L'altare maggiore della chiesa, di stucco bianco e oro di foglia, mette in mostra una bellissima pala raffigurante la Natività della Vergine; è la copia esatta (o addirittura la replica?) di un dipinto che si trova nella chiesa comasca di Sant'Agostino e che si deve al pennello del Morazzone (1571-1626). Grazie all'ottimo restauro di Silvano Gilardi, il quadro lascia vedere tutti i suoi pregi: la monumentalità dell'impianto compositivo; la fresca naturalezza con cui sono resi i gesti dei personaggi; il taglio chiaroscurale delle figure di sinistra e i colori raffinati e ben contrastati delle vesti. Notevoli anche i due affreschi sottostanti le finestre del coro, pure ascrivibili alla cerchia del Morazzone: benché molto rovinati, lasciano intravedere "una dolcezza di toni quasi sorprendenti in una pittura murale"(Giuseppe Martinola).
