Chiesa di San Sisinio alla Torre
Breve storia
Questa chiesa, di juspatronato della famiglia Torriani, è molto antica: viene citata per la prima volta in un documento del 1276; una data più remota ancora, il 1233, potè essere letta nel 1559 dal priore don Bosia su una delle due campane. In un primo tempo dovette essere aggregata come cappella al castello dei Torriani, distrutto dai Milanesi nel 1242.
I santi dedicatari sono i martiri Sisinio, Martirio e Alessandro. Benché asiatici, essi furono particolarmente venerati già dal XII secolo in tutta la Lombardia. La ragione di tanta devozione è presto spiegata: i comuni lombardi guelfi nel 1176 vinsero la battaglia di Legnano contro Federico Barbarossa il 29 maggio, cioè proprio nel medesimo giorno in cui, nel 397, i tre santi subirono il martirio. La coincidenza venne interpretata come una prova che la causa dell'autonomia comunale lombarda aveva ricevuto i favori del cielo proprio grazie ai tre santi.
La chiesa di San Sisinio ha sempre costituito, un tempo come oggi, una parrocchia separata, retta dai Serviti dal 1454 al 1477; poi la cura d'anime fu affidata per diversi secoli a un priore.
Esterno
La facciata culmina in un frontone di stile neogotico e reca sopra la porta d'ingresso un'immagine di San Sisinio affrescata nel 1865 da Antonio Rinaldi (1816-1875), che forse ha replicato una figura preesistente settecentesca.
Interno
Nella controfacciata è notevole l'organo antico che, come è tipico degli strumenti italiani, ha la pedaliera e la tastiera ridotte e quindi l'ottava bassa incompleta, perché anticamente non si suonava in tutte le tonalità. Il musicologo Leo Katriner lo elogia per la trasparenza del suono "notevole rispetto agli organi più grandi" e per "la chiarezza di edizione eccezionale" che lo rende particolarmente adatto ai passaggi rapidi, agli abbellimenti e ai trilli.
Le pareti sono ornate da affreschi del 1816. I due che si fronteggiano immediatamente dopo l'ingresso si devono al pennello di Francesco Catenazzi (1774-1830) e raffigurano Sant'Ambrogio che respinge l'imperatore Teodosio (a destra) e Sant'Agostino con l'eretico Fausto (a sinistra). Le due opere parlano un duplice linguaggio: le scene centrali sono animate da una teatralità popolaresca, che caratterizza con foga espressiva le passioni; ai lati invece la calma compostezza degli astanti e i colori chiari introducono, dentro il naturalismo ancora settecentesco, elementi del nuovo stile neoclassico.
I due riquadri successivi sono opera di Abbondio Bagutti (1788-1850); in quello di destra il vescovo Virgilio, rinvenuti i corpi dei santi Sisinio, Martirio e Alessandro, converte i pagani; in quello di sinistra San Carlo Borromeo ritrova a Milano i resti di San Sisinio, che già operano miracoli ridando la vista a un cieco. Il Bagutti si esprime secondo i moduli dello stile neoclassico: figure idealizzate, gesti solenni, struttura compositiva nitida e colori di una luminosità perlata.
Ancora Abbondio Bagutti ha ornato nel 1816 il presbiterio, affrescando sulle due pareti il martirio di San Sisinio e dei suoi compagni. Le scene, soprattutto quella di destra, sono animate e truculente: si vedono martiri già trucidati e un carnefice che impugna la testa mozza della sua vittima; le figure possenti, unitamente ai gesti sottolineati con enfasi, sono permeate dello spirito eroico caro al neoclassicismo. Non mancano però squarci di paesaggio idillico che addolciscono la brutalità degli eventi.
La pala dell'altare maggiore, dipinta nel 1786 da Giovan Battista Bagutti (1742-1823), raffigura il martirio di San Sisinio: il Santo, che ha rifiutato l'ordine di immolare vittime sacrificali secondo l'uso pagano, sta per essere decapitato, mentre un angelo scende dal cielo recando la palma del martirio. L'opera si impernia sul contrasto fra la concitazione della vita e la serenità della morte: della prima è espressione efficace la dama che, in compagnia del figlio e del cagnolino, fa un gesto di allontanare da sé il tragico evento; per contro il martire è serenamente assorto nel passo estremo, forte di una fede che si consolida nella preghiera.
Nel coro merita attenzione il presepio settecentesco acquistato dai Torriani a Monaco di Baviera, che non descrive solo l'episodio della Natività, ma anche gustose scenette di vita quotidiana. Bello anche il martirio di Sant'Orsola, dipinto da Francesco Torriani (1612-1681) nel 1645: ha un impianto compositivo magniloquente, ma propone anche dettagli squisiti come la solenne compostezza della martire e l'angelo, di impagabile delicatezza, che sparge rose sulle vittime.
