Chiesa di San Francesco o dei Cappuccini
Breve storia
Già dall'inizio del Cinquecento i Cappuccini furono di casa a Mendrisio dove venivano, ascoltatissimi, a predicare la quaresima; per averli sempre con loro, nel 1588 i Mendrisiensi, con una generosità attestata da numerosi lasciti, si impegnarono a edificare un convento, anche se i superiori dei frati si opposero. La buona causa fu vinta solo nel 1620, e un decennio dopo il convento era a tetto: piccolo (ventun celle per ospitare una dozzina di frati), ma attrezzato di tutto punto, con ricca biblioteca andata poi dispersa quando l'edificio venne demolito nel 1853, dopo la partenza dei frati, per far posto all'ospedale della Beata Vergine. Accanto e insieme al convento sorse anche la chiesa: posta la prima pietra nel 1621, i lavori di costruzione continuarono fino al 1635, quando ebbe luogo la sua consacrazione.
Esterno
Alla chiesa si accede percorrendo un viale alberato. La facciata è semplice, come accade nelle costruzioni francescane: ha la forma a capanna con larghe lesene agli angoli e rosone al centro; sopra il portale di ingresso un bel mosaico di Gino Macconi (1928-1999) raffigura un San Francesco molto ieratico che con le braccia paternamente allargate predica agli uccelli.
Interno
Possiede una sola navata, coperta da una volta a botte, su cui il pittore milanese Angelo Sala dipinse nel 1870 un cielo stellato e angeli in stile trecentesco. Lungo le pareti ci sono divesi dipinti. Meritano attenzione i due primi delle pareti laterali: sono le pale di due altari soppressi e furono donate alla chiesa da Gian Giacomo Troger, colto cancelliere del Landfogto e benefattore dei Cappuccini. La tela di destra, di mano anonima e risalente al terzo decennio del Seicento, raffigura San Felice da Cantalice: il santo, un questuante cappuccino, è inginocchiato in primo piano dentro uno scenario naturale in cui i grigi e i bruni ben si intonano alla severa meditazione del religioso sopra il Crocifisso. La tela della parete di sinistra è dedicata a Sant'Antonio da Padova, che abbraccia compostamento Gesù Bambino ritto su un libro; l'abilità tecnica del pittore (forse Francesco Torriani (1612-1681), possiede un impianto compositivo ben calibrato: contro un cielo cupo una luce fredda e rosata valorizza il corpo ben levigato del Cristo crocifisso, con il volto reclinato dall'intensa spiritualità; ai suoi lati, con perfetta simmetria, sono inginocchiati San Francesco (a sinistra) e San Carlo Borromeo (a destra), che con gesti di umile contrizione e di trasporto affettuoso manifestano l'intensa devozione cara alla religiosità della Controriforma.
