Mendrisio, l'Austria e il Risorgimento italiano
Dall'inizio dell'Ottocento al 1861 divamparono in Italia le lotte per l'indipendenza e per la libertà: il glorioso Risorgimento. I fatti d'Italia non potevano certo lasciare indifferenti i ticinesi, italiani di Svizzera, che si divisero in due fronti: i liberali parteggiavano per Mazzini e Garibaldi, sostenendo la causa della libertà, mentre i conservatori appoggiarono la restaurazione e l'Austria. E proprio l'Austria fu all'origine dei fatti drammatici del 1853. Indispettita perchè alcune cellule mazziniane erano attive a Lugano, essa varò gravi misure di ritorsione: con un blocco militare impedì il transito di persone e merci tra il cantone e il Lombardo-Veneto; inoltre circa seimila ticinesi attivi in Lombardia vennero espulsi nel giro di tre giorni. Mancarono così a un tempo il grano e il lavoro, crebbero invece la miseria e la fame.
Degli espulsi, circa cento erano mendrisiensi; per fortuna -ed è un conforto in tanta tristezza- i compaesani da cui fecero ritorno forzato non lasciarono mancare loro la solidarietà. Anche i poteri pubblici si dimostrarono sensibili: la Municipalità riaprì l'ex convento delle Orsoline per alloggiare gli sfollati e il Consiglio di Stato fornì a Mendrisio dodici telai nuovi per dar lavoro ai disoccupati.
Lasciando correre il tempo, si arriva al 1859: con le vittorie di Garibaldi a Como e a Varese, la lotta per la libertà italiana si svolgeva a due passi da casa e i Mendrisiensi sapevano e parteggiavano. Uno di loro il cui nome ha sconfitto il tempo,
Luigi Lavizzari, grande naturalista e scrittore, simpatizzava apertamente per i garibaldini e si trovava schedato come individuo pericoloso sul libro nero della polizia austriaca. A un altro mendrisiense, Antonio Cattaneo, la libertà dei popoli premette tanto da indurlo a partire per vari fronti: nel 1860 combattè insieme ai Mille, poi partecipò alla guerra di secessione americana e nel 1867 intervenne nella spedizione garibaldina contro lo stato pontificio. Ne ricavò, con la scomunica, anche il disprezzo del Borgo che non dovette più sembrargli suo al ritorno, anche se fu imitato da tre concittadini, Abelardo Maderni, Alessandro Medici e Costante Pedroni, partiti al seguito di Garibaldi. A staccare questi arditi dalla sonnolenta bonaccia locale, per portarli tra il fumo degli spari sui campi di battaglia italiani, dovette essere anche la lezione morale degli esuli che il Ticino aveva in casa, se non nel cuore. Proprio a Mendrisio nel 1839 era giunto un profugo illustre, Federico Confalonieri, intellettuale milanese e liberale, nobilitato dai dodici anni di carcere duro patiti nella fortezza austriaca dello Spielberg.
