Mendrisio nel secondo dopoguerra

Mendrisio nel secondo dopoguerra

Il 5 maggio 1945 termina la seconda guerra mondiale e a Mendrisio la popolazione invade festosamente la piazza del Ponte per celebrare l'avvento della pace. Nel dopoguerra il Borgo ha incominciato a farsi più ricco e lo stile di vita è mutato. Attività principale è stata per molti secoli l'agricoltura, ma poi le persone hanno abbandonato sempre di più i campi, privilegiando l'occupazione nelle industrie e nel terziario. È significativo il seguente specchietto delle persone occupate nei diversi settori:

Si vede chiaramente che è diminuita l'occupazione nel settore primario (agricoltura e selvicoltura), mentre è aumentata nel secondario (industria, edilizia e artigianato) e nel terziario (commercio, trasporti, comunicazioni, turismo e altri servizi).
Le principali attività industriali sono quelle tessili e dell'abbigliamento (camicerie in particolare); per i metalli e le macchine spariscono progressivamente le piccole industrie, mentre si insediano le medie e le grandi. Per quanto attiene al terziario, l'occupazione nel Borgo e nella regione è superiore alla media cantonale.
Notevoli progressi si sono registrati nel settore della socialità. Basti qui citare: l'introduzione nel 1947 della cassa pensioni per i dipendenti comunali; la costruzione, nel 1966-67, di un primo blocco di case popolari a pigione moderata per un totale di 17 appartamenti, seguiti poi da altri due blocchi che hanno portato il numero degli appartamenti a 40; l'apertura di case per anziani.Assai qualificata anche l'attività culturale: molto si è fatto e si fa per restaurare gli antichi monumenti e per salvaguardare la parte vecchia del Borgo, tanto che oggi Mendrisio dispone di un bellissimo nucleo antico ricco di arte e di storia. Anche un resoconto sommario come questo deve inoltre citare due avvenimenti: dal 1982, grazie a un lascito dei fratelli Aldo e Aldina Grigioni, Mendrisio è dotato di un suo Museo d'arte che possiede una ricca collezione permanente e può andare fiero di una serie qualificata di mostre; nel 1997, grazie alla intraprendenza di un grande artista, l'architetto Mario Botta, e alla lungimiranza delle autorità comunali e cantonali, ha iniziato i suoi corsi la facoltà di architettura dell'Università della Svizzera Italiana, destinata a crescere nel prestigio (vi insegnano docenti qualificati) e nel numero degli allievi.