Museo d’arte

mendrisio-monumentiBreve storia

Nell'area dell'attuale Museo d'arte sorgeva un ospedale o ospizio menzionato già nel 1268 come "hospitium pauperum Sancti Johannis". Amministrato prima dai frati Umiliati, l'ospizio fu poi affidato ai frati Serviti che vi si insediarono nel 1477. A partire dal Cinquecento il convento invase sempre più l'ospizio e agli ammalati rimasero infine solo poche stanze. La storia del convento può essere divisa in due periodi. Il primo dal 1477 al 1641, fu il riflesso del traviamento del clero, soprattutto regolare, e fu intessuto di scandali. Il pervertimento toccò il culmine nel 1641, quando il priore emerito padre Alfonso della Torre fu ucciso da due confratelli. I Serviti furono allora espulsi dal borgo. Rientrarono nel 1644 e si avviò il secondo periodo, che durò fino al 1852 e riscattò il primo. Oltre che nelle opere assistenziali, i Serviti si impegnarono anche in campo educativo. Già a metà del Seicento nel convento fu aperta una scuola elementare, affiancata nel 1786 da una scuola di "Umanità e Retorica" per adolescenti con annesso collegio. Molto importante anche l'impegno religioso dei frati. Nel primo Settecento fu costruita una nuova chiesa di San Giovanni (l'attuale); furono inoltre promosse molte pie pratiche in onore della Vergine (tra le quali spicca il settenario pasquale). Non da ultimo, si deve ai Serviti la processione del venerdì santo, che almeno dalla metà del Seicento sfila nel borgo.

Il chiostro

Un elegante portale in pietra di Saltrio immette in un portico trapezoide, lastricato in pietra serena, che racchiude una corte acciottolata: è il chiostro, che si caratterizza per la successione armoniosa di archi a pieno centro sui quattro lati. Sulla facciata posta a settentrione si alza un piccolo campanile di cotto. Ad ammonire che il tempo non si ferma, quasi materializzandone la fuga, provvedono già dal Settecento tre meridiane e un orologio del 1796, il cui quadrante spicca su un vivace tendaggio verde affrescato che sormonta lo stemma dei Serviti.
Sotto il portico, nell'ala d'ingresso, si trova un'ancóna di arenaria, proveniente dalla vecchia chiesa di San Giovanni, preesistente all'attuale. La base è quasi del tutto sfarinata anche per lo scorrere di tante mani di scolari passati sotto i portici. Nel polittico sono scolpiti a forte rilievo la Madonna con il bambino, affiancata a destra da Santa Caterina e a sinistra da San Giovanni Battista. L'opera, un tempo dipinta, fu eseguita nel 1514 da Giovanni Gaggini di Bissone.

La collezione permanente del Museo d'arte

Per conoscere meglio la collezione permanente del museo, si consiglia di provvedersi dell'ottimo catalogo curato da Silvano Colombo, Laura Damiani Cabrini, Anastasia Gilardi e Gloria Perucconi. La collezione contiene importanti opere del Seicento, alcune anonime come le notevoli "Santa Apollonia e Santa Lucia", altre firmate come "La Madonna liberatrice con San Nicola e San Francesco" di Francesco Torriani (1612-1681) e "L'adorazione dei pastori" di Francesco Innocenzo Torriani (1649-1700). Importanti anche gli stendardi processionali, alcuni trasparenti antichi e una bella serie di ex voto.
Ben rappresentata anche la pittura da cavalletto di Giovan Battista Bagutti (1742-1823) con "L'ultima cena", "Il trasporto dell'arca santa" e "Il sacrificio di Ifigenia". Notevoli poi alcuni ritratti eseguiti da Domenico Pozzi (1744-1796) e da Antonio Rinaldi (1816-1875). L'Ottocento è rappresentato da dipinti di Luigi Rossi, Adolfo Feragutti Visconti e Filippo Franzoni. Il Novecento propone grandi maestri dell'avanguardia internazionale (Arp, Richter) accanto a pittori della Svizzera italiana (Giuseppe Bolzani, Silvio e Silvano Gilardi, Felice Filippini e Gino Macconi).

Contatti e orari

Tel.: +41 (0)91 640 33 50
Fax: +41 (0)91 640 33 59
Museo d’arte
Piazza San Giovanni - CP 142
CH-6850 Mendrisio

Ma-ve  10.00-12.00 / 14.00-17.00

Sa-do e festivi: 10.00 -18.00

Simone Soldini

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Dicastero

Museo e cultura
Capodicastero: Rolando Peternier
Supplente: Carlo Croci